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Posted by wd | novembre 29, 2013 0

cavaliere italia piombo pesca

L’INSOSTENIBILE PESO DEL PIOMBO.

Ci mancava anche questa nel bistrattato mondo della caccia e nella complicata vita dei cacciatori: l’abolizione del piombo!

Non ho proprio intenzione di entrare nel merito e nella motivazione di questa ennesima limitazione, sarebbe inutile; è tardi per discuterne la validità così come sempre è in ritardo il nostro ragionare sulle cose di caccia.

Ci piaccia o meno l’Italia ha già sottoscritto questa norma con l’Europa, non solo, è pure fuori tempo nell’applicarla. Sulla reale utilità di questo passaggio all’acciaio non mi ci metto proprio, altri paesi lo hanno adottato già da tempo e sono paesi (come gli Stati Uniti) che in fatto di regolamentazione venatoria e serietà scientifica non mi permettono di alzare il ditino per dire la mia. Non a me che parlo da un paese endemicamente in ritardo, da una realtà venatoria che ha sempre preferito la furbizia e l’arrangiarsi al serio impegno. Arrivare adesso ovviamente ci esclude da una discussione già avvenuta. Ogni ragionare nel merito, oltre che inutile, prende ormai il classico odore da “bar sport”. Non le sole nostre organizzazioni ma persino le nostre aziende di munizionamento sono ancora praticamene ferme, tutti a pensare che tanto ci saremmo arrangiati in qualche italica maniera.

Ma non è troppo tardi

Non siamo affatto in ritardo invece per la discussione attorno alla sua applicazione.

Se, per una volta almeno, “impariamo ad anticiparle” magari potremmo dettarle noi queste benedette regole anziché subirle. Dobbiamo pretenderla noi l’applicazione della norma e se vogliamo un minimo di certezze dobbiamo mostrare un minimo di carattere e di responsabilità. La nostra richiesta principale dovrebbe puntare all’uniformità. Uniformità per evitare differenze anche sostanziali fra una regione e l’altra, per evitare norme capziose e inapplicabili nella realtà, per evitare complessità che producano rischi di errori e diversità di interpretazione.

Fino a questo punto vi è poco da dissertare, bisogna solo prendere atto di queste realtà e dei problemi a loro connesse. È da qui che dobbiamo partire per ragionare sulle diverse possibilità, ed’è da qui che inizia il mio discutibile parere (qualcuno deve pur cominciare).

Io penso che nessuno di noi si ritenga in guerra con le anatre, le consideri un nemico da sterminare, voglio sperarlo, visto che molti che incontro e conosco ne sono semplicemente affascinati, alcuni le chiamano “le adorate” non mi sembrano sentimenti da nemico. Se intendessimo far guerra alle anatre le avremmo già distrutte da tempo, per cui, a meno che qualcuno non pensi seriamente di legalizzare l’uso di torrette antiaeree il “mezzo” ci interessa relativamente; ci diamo da sempre limiti “sportivi”.Quello che ci interessa veramente è che il mezzo e le opportunità siano più o meno le stesse per tutti.

Forse non è il caso di frignare troppo sulla ridotta efficienza dell’acciaio rispetto al piombo, si tratta sostanzialmente di sparare a tiro, cosa questa che, secondo me, potrebbe tradursi in un miglioramento generale della caccia agli acquatici e probabilmente anche del divertimento.

Distinzione di area.

Uno dei principali problemi che la norma potrebbe generare è legato al suo principio di tutela rispetto alle zone umide dove il piombo esprime al meglio la sua presunta tossicità. Ma come definirle queste zone? E le aree di rispetto? Già esistono interpretazioni capziose e confuse: acqua corrente si o no? E la profondità, l’estensione, la stabilità? Non ci vuole molto a rendersi conto di come si potrebbero generare pretesti in grado di sanzionare chiunque, anche S. Uberto.

Credo che in Italia e per le cacce che conosco, l’adozione dell’acciaio potrebbe rappresentare un danno controproducente solo nelle cacce alpine e forse alla lepre. Quindi la migrazione verso l’acciaio dovrebbe essere generalizzata, fatte salve solo particolari forme di caccia in cui si rilevasse un’oggettiva causa di inutili ferimenti o di eccessivo limite pratico. Il guadagno in termini di tranquillità rispetto a regolamenti astrusi e di parità di condizione sarebbe davvero significativo.

Parità di condizioni

Questa parità di condizione però salterebbe in aria andando subito a farsi benedire se non venissero parimenti vietate le famose “leghe” in particolare il tungsteno.

A parte che mi circolano un pochetto quando penso a quelle multinazionali che facendo incetta di tungsteno (raro) si sono ritrovate con qualche tonnellata di troppo allo spegnersi del mercato delle lampadine ad’ incandescenza … e che subdolamente cercano di farcelo sparpagliare attorno al costo di soli 4/5 euro al colpo! Lasciamo pure perdere il discorso della parità rispetto a “chi può e chi no” che non è detto sia un problema nella sensibilità di tutti, il centro del problema è che senza parità di condizioni e mezzi sarebbe impossibile far digerire questa ennesima norma al ribasso. I malumori e le conseguenze le posso solo immaginare ma certamente allontanerebbero molti cacciatori dal loro mondo e altri dalla retta via, ne deriverebbe solo un danno collettivo. Il piombo sta nel mezzo, l’acciaio sotto e il tungsteno sopra in quanto a gittata, se togliamo il piombo lasciando le leghe avremmo una forbice troppo aperta per essere almeno giusta. Comunque io, potessi o meno, non posso che provare disagio all’idea dello spreco, che tale è e rimane anche quando me lo posso permettere.

Sicurezza

Una seconda, ma non secondaria, motivazione al divieto del tungsteno sta nella sua intrinseca pericolosità: la lunga gittata, il rimbalzo facile nell’acqua lo rendono un mezzo da usarsi con rinnovate cautele rispetto a chi è abituato al piombo. Per cui, come in alcune regioni sono state vietate le munizioni “over 100” o comunque taroccate in funzione di aumento della gittata (sia per motivi di sicurezza che di decenza) può essere esteso questo concetto e queste motivazioni anche al tungsteno evitandoci in tal modo molte complicazioni del vivere venando.

E la pesca?

Non perché mal comune sia mezzo gaudio (sarebbe infantile pensarlo) ma la pesca mette piombo in acqua e molto ne lascia; avrebbe quindi senso estendere il divieto anche alla pesca dove, fra l’altro, il “peso” del divieto non creerebbe tutti i problemi che crea alla caccia. Se poi, già che ci sono, i pescatori ci mettessero anche un poco di educazione non sarebbe certo un male; sono stufo e un poco arrabbiato del frequente ritrovamento di uccelli che ingoiano ami, di trovarne avvolti in lunghe matasse di lenze abbandonate, con zampe incancrenite, di sofferenze inutili che si potrebbe almeno cercare di evitare. Inoltre sarebbe giusto anche perché non possiamo sempre essere gli unici colpevoli, indicati come i soli responsabili di tutti i guai di una natura bistrattata da TUTTI.

Credo veramente che per una volta, questa volta almeno, i cacciatori “dal basso” debbano far sentire la loro voce in termini di buonsenso e pretendere l’applicazione della norma nei termini ampi che ho descritto perché … ci conviene! Molto meglio che sentirci ancora accusati di ritardi strumentali, di incompetenza, di normative a capocchia al sugo di volpe. Meglio non subire dall’alto norme scritte da chi il nostro mondo neppure lo conosce, meglio togliere dalle mani di chi ci osteggia un ennesimo motivo e pretesto per additarci come nemici della natura e della società … insomma meglio esserci che essere esclusi, ragionando per favore, ragionando se possibile.

Guerino Morselli

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