Lo stato dell’avifauna by Guerino Morselli Quackers Italia

Posted by Mirco | giugno 7, 2014 1

Coppia Germani in ala

 

Ho attraversato ( aimè ) un buon numero di lustri osservando un territorio e i suoi cambiamenti, ho registrato con cura le presenze e le nidificazioni , con un occhio sempre privilegiato nei confronti dell’avifauna.

Sono ben cosciente di come un singolo territorio, per quanto ampio, non possa essere preso a lettura dell’universo ma, negli anni mi sono anche guardato attorno, letto, informato su ciò che avveniva altrove e ho sempre messo in relazione i fenomeni osservati con quello che succedeva nel resto della nostra penisola. I fenomeni osservati sono quindi abbastanza certi… è il perché avvengano che non ha risposte, se non a livello di ipotesi.

Dal punto di vista venatorio devo sfatare certi miti sulle abbondanze del passato, soprattutto nei confronti degli acquatici. Agli inizi degli anni 70 le acque interne erano ridotte in uno stato pietoso … letteralmente pestifero e venefico , la concorrenza era assoluta e nei laghi tuonavano le spingarde. In pratica calavano solo per disperazione e stanchezza e fortunello era quello che si trovava nel posto giusto in quel momento. ( ricordiamoci che prima bastava chiedere per avere la licenza di caccia, fra cani e porci eravamo due milioni e mezzo!)

La “realtà” nella caccia agli acquatici era che ne potevi trovare solo nei luoghi veramente vocati e dovevi affidarti a specialisti, altrimenti, se ti improvvisavi, te le potevi anche scordare. Ne passavano però in buon numero e ci si affidava quindi solo al passo; il che significa che potevi andare in bianco con una discreta facilità.

Il cambiamento è avvenuto essenzialmente con il miglioramento delle acque e la generalizzazione dei depuratori, con la riduzione della pressione venatoria diffusa ( in questo caso bisogna ringraziare l’istituzione delle prime oasi) e con il conseguente avvento del Germano.

Di S. germano! Che ha iniziato a nidificare un poco ovunque fino al punto di diventare un problema ( nelle risaie attorno al parco del Ticino, negli anni 90 era considerato una peste) ci piaccia o meno il Germano reale rappresenta in Italia la maggioranza dei carnieri e consente una modalità di caccia più ampia di quella tradizionale, anche con forme nuove o “volanti” come quella al campo.

Quindi oggi si prelevano più anatidi e con più facilità di allora, chiunque può, organizzandosi minimamente provare l’incomparabile emozione di un potente e veloce selvatico a tiro.

Adesso però ve ne sono effettivamente molte meno di passo, la crisi è generale e riguarda quelle regioni che allora erano solo desertiche e ricevevano la nidificazione della maggior parte delle specie; ora è diverso, non vi è Est che non abbia sfruttato il turismo venatorio.. e non vi è Nord che sia rimasto selvaggio, la Siberia stessa è tutta un gasdotto.

L’alzavola è una specie che non sembra risentire di questa crisi.. ma io non ne sarei troppo sicuro. Le pasturazioni massicce nelle AFV di valle hanno influenza soprattutto proprio sull’alzavola e in parte sul cugino maggiore, il Fischione. La pratica è tanto massiccia e diffusa che ha sicuramente modificato le modalità di spostamento soprattutto di questa specie e ne attira certamente in numero maggiore di quello che naturalmente sarebbe possibile ospitare.

Germano e Alzavola sono quindi direttamente discendenti da attività e comportamenti umani che le hanno favorite (perlomeno a livello regionale) ma sulla consistenza globale di entrambe non metterei la mano sul fuoco.

Certamente tutte le altre specie sono in progressivo e costante calo sul territorio nazionale(in termine di diffusione) , chi è ancora attaccato alle forme tradizionali di caccia non può non accorgersene.

Ho parlato di acque interne e in questo caso almeno un paio di congiunture hanno favorito il mantenimento di una caccia che altrimenti si sarebbe estinta per inconsistenza, si potrebbe anche dire che una certa forma di “gestione” locale ha salvato il salvabile.

Diverso il discorso per chi dipende dal mare: culturalmente il mare porta a spirito di frontiera, al raccolto della provvidenza. Le “entrate” dal mare possono svolgersi tanto abbondantemente quanto in modo imprevedibile e rapido, quando hai la fortuna di esserci raccogli il possibile. Per questo è più difficile, se non impossibile, trasformare la cultura “di mare” in una cultura della gestione. Ma, ammettiamolo, dopo anni di discese a Sud per fare carniere.. adesso inizia anche a succedere il contrario.

Questo per quanto riguarda gli acquatici che nel complesso sembrano “tenere” ma che stanno comunque modificando, e di molto, il loro comportamento migratorio.

Ma quello che dovrebbe davvero preoccupare e che invece non sembra interessare nessuno é il calo verticale della piccola avifauna. Un calo vistoso sia nelle qualità che nella densità sia nei transiti come nella nidificazione.

Ho ripreso una scheda che avevo stilato ai primi di maggio del 1985, ci sono rimasto davvero male nel rifare il percorso oggi. Mancano un sacco di specie e i numeri sono tanto esigui che fatico io stesso a dare credito alla mia ricerca dell’85… ormai sono abituato alla penuria!… La cosa é tanto più incredibile se si considera che la zona era allora “incompleta” in termini di ripristino ambientale, praticamente le zone utili erano la metà di quelle attuali e molto meno diversificate.

Se ci pensate bene quando ci capita di vedere , che dire.. uno scricciolo? ebbene lo notiamo! ci siamo scordati di quanto fossero comuni 20/30 anni prima. Ci siamo abituati man mano ma, adesso, il crollo é davvero fortissimo, probabilmente siamo scesi al di sotto del numero minimo critico e da un anno all’altro si verificano vere e proprie “sparizioni” da ampi territori. Dalle rondini allo scricciolo, dalle averle ai motacillidi.

Ricordo sempre quanto dicono i pescatori in merito allo stato di salute dei bacini chiusi.. se si prendono pesci grossi e calano i piccoli sono guai… prima si innescano forme di nanismo anche in pesci che raggiungono una certa età.. poi iniziano le sparizioni e l’impoverimento. Niente di nuovo, si tratta della classica catena alimentare, ma la cosa, messa così, fa pensare.

Se smettiamo, una buona volta, di incolpare la caccia, visto che per centinaia di anni non ha mai influito e inoltre si parla perlopiù di specie non cacciate magari potremmo volgere l’attenzione alle vere cause. Ma studi e ricerche su questo non se ne fanno e non mi risulta ne siano mai state avviate. Si invoca sempre un generico calo e in questi termini possiamo incolpare i cacciatori e genericamente il “progresso” senza mai entrare nello specifico del problema. Credo che la conoscenza e la pubblicità del fenomeno porterebbe a smagare molte delle politiche protezionistiche basate essenzialmente sull’ostilità alla caccia. Non gli conviene.

Eppure, credetemi, il calo ha proporzioni da peste biblica e comporterà a catena anche ben altri impoverimenti.

Con tutto questo però, per tornare agli acquatici e alla nostra passione, io rimango fermamente convinto della necessità di forme e modi di caccia con regole condivise, di gestione del bene e non semplice controllo del prelievo, cosa che in altri stati che invidiamo esiste già da tempo.

Poi, parere del tutto mio e quindi sindacabilissimo, vi sono cose che non possono riguardare veramente la caccia.. in primis il bracconaggio, in ogni forma. Dannosissimo.. é come avere i ladri in casa, é rubare! dovremmo essere noi i più rigidi detrattori di certi comportamenti.

Il secondo é il desiderio di mattanza, in Italia come all’estero… mi ricorda chi si sente un potente seduttore solo perché entra in un harem a pagamento. Entrambe le cose non dovrebbero essere motivo di orgoglio per nessuno, lo volete fare? padronissimi e a vostro rischio… ma non veniteci a parlare di eroismi e soddisfazioni; sono soddisfazioni da ladri e puttanieri comunque la si metta.

 

Guerino Morselli

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