MARIO LEVATI DAI COGLIONI… (NOVELLINA PER POCHI)

Posted by wd | febbraio 28, 2014 0

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Correvano gli anni di fine 80 e con i sacchi pieni di stampi, fino al 10 marzo si tendeva nel nostro padule, nell’ultimo angolino detto “Dell’Incastri” non so se abbia preso il nome da un certo Incastri che ci cacciava tempo prima oppure se si trattava di alcune “lame” d’acqua che in quel punto si incrociavano formando una chiarina molto attraente per gli animali cosiddetti “di ripa”..insomma gambettoni in genere.

Eravamo sempre in due o tre, si accoppiavano due capannini di tela e si faceva la tesa. La concorrenza era micidiale: nell’arco di 300-400 mt si trovavano tre capanni ben organizzati; in altre due chiarine vicine tendevano altri ragazzi, in più c’erano i beccaccinai col cane che scorrazzavano tra tutti questi appostamenti fissi e temporanei. Ma i gambettoni sono davvero animali locchi. Ricordo come ora un branco di una cinquantina di pantane che si presentò dalla destra del padule, di punta, decise sulla prima chiarina: due giri sugli stampi, fitte: una scarica di 6 colpi e una pioggia nell’acqua. Il branco superstite, come se nulla fosse, subito in curata sul capanno vicino, altra scarica e altra pioggia. E ancora sul terzo capanno, quello di Cerrino, altra scarica e ne rimane due dico DUE sole!!! Ci mettiamo a fischiare..a quel tempo non si sapeva nemmeno che suono si faceva…ed eccole sopra. Mario ne abbatte una ed io, dalla foga metto il fucile sotto la stecca che regge il capannino e tiro su tutto!!! Niente, la seconda ed ultima se ne va, la seguo con lo sguardo. In fondo alle pratine in una poco più che pozzanghera c’era un omino con 10 stampi. Gli si andò a posare nel mezzo. Una botta a fermo…finito il branco. Era così, ma spesso anche nemmeno si sparava un colpo.

L’amico Mario, quello che mi insegnò il detto del “salto del boddo” che ho citato nel mio libretto, lavorava alla concessionaria Fiat e presto doveva andare via. Si faceva l’albore, si aspettava un pò, e dopo lui partiva, lasciando anche la sua tesa a noi, fino alla volta successiva ( parecchi dei suoi stampi sono ancora nella mia soffitta).

Una bella mattina, mentre Mario è arrivato laggiù dove parcheggiavamo le auto, circa 400-500 mt, proprio mentre infila la chiave nella portiera levandosi il fucile di tracolla, ecco una pavoncella, solitaria, che ci casca proprio nel centro del laghetto stecchita.

Mario, che aveva sentito i colpi, lo si vedeva cercare di capire, mettendosi la mano a coprire il sole e guardando febbrilmente verso di noi…a quei tempi mica c’erano i telefonini..però doveva scappare sennò faceva tardi al lavoro. Poi mi chiamava al Bar, dopo pranzo: “A cosa avete tirato mentre andavo via?” ed io, con tranquillità: “Nulla Mario, tranquillo, solo un branchetto di pittime, se nè è prese 6″..e sentivo i suoi accidenti al telefono.

La mattina dopo stessa zuppa. Mario guarda l’orologio (prima non si era scaricato) poi scappa per paura di fare ritardo, e quando arriva alla macchina ecco un beccaccino….tratatata!! E Mario laggiù che saltellava come se camminasse sulle puntine da disegno, poi sgommava via veloce. Seguiva la chiamata pomeridiana ed io sempre affabile “Poca roba Mario, una coppia di morette, ma non le hai viste ti hanno fatto due giri sulla testa mentre andavi verso la macchina”. Seguivano i “Porc..malediz..e altri improperi detti a denti stretti.

E allora io e Giorgio ci si mise d’accordo: quando se ne andava, anche se non passava nulla, quando arrivava a 10 mt dalla macchina noi si faceva una scarica e poi si faceva finta di andare a raccattare qualcosa…una mattina col cannocchiale lo vidi che pigliava a pedate la gomma della macchina…

Gli ultimi giorni, che non si faceva più un tiro, lui rimaneva fino all’ultimo nanosecondo: aveva calcolato corsa alla macchina, percorso a palla di fucile fino alla Fiat, cambio rapido di vestiti in 60 secondi netti. Ma noi, più bastardi che mai, appena si avvicinavano le 8,30, gli si incominciava a dire: “O Mario, e si tira sempre quando un ci sei..levati un pò dai coglioni via!!”…..non scrivo cosa ci rispondeva..povero Mario…

ALESSANDRO FULCHERIS

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